Chiunque lavori con due o più lingue sogna di essere bilingue. In alcuni paesi come l’Inghilterra, il termine significa che una persona parla due lingue, a prescindere dal suo livello di padronanza.
Sebbene la definizione proposta dal dizionario della Real Academia Española è simile all’accezione inglese, in Spagna, per esempio, una persona si considera bilingue quando possiede nelle due lingue il livello di competenza linguistica di un madrelingua.
Esistono alcuni parametri che ci aiutano a determinare se una persona è bilingue o no da questo punto di vista. Iniziamo con l’accento. Sebbene questo sia influenzato dalla provenienza da una determinata regione o gruppo sociale, una pronuncia sbagliata, un’intonazione strana o una curva melodica particolare di solito sono sintomi di un accento straniero. Quasi chiunque sarebbe capace di riconoscere un cinese che parla italiano, due lingue molto diverse: la lingua cinese utilizza i toni, per esempio, i quali giocano un ruolo essenziale nel determinare il significato delle parole. La maggior parte delle volte, il fatto di possedere una prosodia adeguata è in relazione con la giovane età in cui si viene a contatto con una lingua. Per questo, i figli nati dall’immigrazione, i cui genitori abbiano da sempre parlato la loro lingua madre in casa, non hanno problemi di dizione. Tuttavia, non sono neanche bilingui, come vedremo più avanti. La loro competenza linguistica di solito è molto più limitata rispetto a quella di un nativo.
Il bilinguismo perfetto è una chimera
Una persona bilingue dovrebbe poter comunicare in due lingue attraverso la lettura, la scrittura, l’espressione orale e la comprensione orale in una vasta serie di situazioni. La varietà di situazioni in cui dovremmo interagire complica e rende impossibile il fatto di avere una conoscenza identica delle due lingue.
Per esempio, pensiamo a un figlio di italiani immigrati in Francia, Germania o Scozia. Ascolterebbe l’italiano in casa, ma a scuola viene educato nella lingua del paese in cui si trova. Sarebbe, dunque, capace di mantenere, con un autentico accento madrelingua, una conversazione nell’ambito familiare o nella vita quotidiana, ovvero situazioni in cui si usa un registro colloquiale o informale. Per quanto riguarda il vocabolario della sfera lavorativa o accademica, questo verrà appreso unicamente in francese, tedesco o inglese. Partecipare in italiano a una conversazione sulla politica, sulla tecnologia o sulla scienza, gli risulterebbe piuttosto difficile per la mancanza di vocabolario in tali ambiti.
Al contrario, se consideriamo una persona straniera, francese, tedesca o inglese, che possiede conoscenze accademiche per aver studiato italiano all’università, il suo registro linguistico avrà variabili contestuali e linguistiche molto diverse. Anche se il suo modo di esprimersi sarà più formale e specializzato, gli mancherà fluidità nel discorso, alcune caratteristiche della conversazione informale e riferimenti alla cultura popolare. Inoltre, la cosa più probabile è che il suo accento riveli quale sia la sua lingua d’origine.
Si ritiene che un parlante dell’italiano utilizzi circa 800 parole delle quasi 300.000 che possiede la lingua. Se fosse per la quantità di parole, apprendere più lingue e riuscire ad essere bilingue non sarebbe così difficile. Possiamo quindi concludere che l'acquisizione di tutte le conoscenze socioculturali necessarie per comprendere le connotazioni della lingua, la padronanza dei registri linguistici parlati e scritti e l'acquisizione della flessibilità prosodica in due lingue si rivela un compito senza fine.
Josh Gambín is the founder of AbroadLink and leads the company's sales and strategy. With a degree in Biology and a degree in Translation and Interpreting, his background bridges the scientific and linguistic worlds that define our work.
He is a published author in MultiLingual magazine and has participated as conference speaker at leading industry events, including the GALA and tekom conferences, where he shares AbroadLink's perspective on quality, compliance and the responsible use of language technology in regulated sectors.